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Comune di Fauglia Portale istituzionale dell'ente

La collezione e la donazione alla comunità di Fauglia

La donazione alla comunità di Fauglia

Il Museo intitolato a Giorgio Kienerk è stato realizzato per contenere e garantire alla pubblica fruizione la raccolta di opere d'arte eseguite dall'artista che la figlia Vittoria ha voluto donare alla  Comunità di Fauglia.

Un primo e cospicuo lotto di opere (sculture e disegni) è stato destinato alla comunità con atto di donazione. Un secondo e definitivo lotto (dipinti, illustrazioni, pastelli, taccuini, strumenti di lavoro, libri illustrati e tutto l’archivio dell’artista) è pervenuto per lascito testamentario, alla morte della donatrice, avvenuta nel marzo del 2013.

Per vedere realizzato e compiuto il museo monografico dedicato al padre, a lungo pensato e fortemente voluto, Vittoria Kienerk ha deciso di fare la donazione ancora in vita. Di conseguenza, non solo ha personalmente riordinato l'archivio, completando la documentazione fotografica e la letteratura riservata al padre, ma ha anche fattivamente collaborato alla promozione e alla crescita del progetto, partecipando alle scelte dell'ambientazione e alla collocazione delle opere. Con la sua determinazione, ma più che altro con la sua carica di entusiasmo e di intelligente vivacità ha saputo coinvolgere tutti coloro che nel modo più vario hanno partecipato alla realizzazione del Museo.

Al Museo Kienerk e alla Comunità di Fauglia sono nel tempo pervenute altre donazioni.

Nel 2008, in occasione dell’inaugurazione, Ranieri Cerrina Feroni, pronipote dei pittori toscani Francesco e Luigi Gioli, ha donato un pastello. I Gioli, amici di Giorgio Kienerk, erano proprietari di una villa nella campagna faugliese dove, negli ultimi decenni dell’Ottocento, trascorrevano la villeggiatura estiva ospitando di sovente amici come il critico d’arte Diego Martelli ed artisti come Giovanni Fattori, Silvestro Lega, Eugenio Cecconi ed Egisto Ferroni. Il pastello è il Ritratto di Ranieri Cerrina Feroni, eseguito da Giorgio Kienerk a Fauglia nel 1945.

Nel 2015 è pervenuto il generoso lascito testamentario di Adriana Montella, vedova di Francesco Bertelli che aveva legami di parentela con la famiglia Kienerk.

Si tratta di un dipinto che rappresenta Massimiliana Marcacci, cugina prima di Margherita, moglie dell’artista, e di sei fresche tavolette dipinte a olio, riferibili alla maturità dell’artista, tutte scaturite dal felice idillio intercorso tra Kienerk e la campagna intorno alla casa di Poggio alla Farnia: gioiose, fugaci impressioni di intimità familiare, di tramonti violetti, di galletti impettiti, di campi biondi di granoturco, e di pagliai riarsi dal sole.

Nel Museo Kienerk sono inoltre conservate opere date in comodato con la formula del deposito temporaneo. Si tratta di dodici preziose impressioni ad olio, eseguite dal vero tra il 1915 e il 1917, prestate dalla Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti di Firenze e del bellissimo busto dello Zio Guido, scultura in terracotta eseguita da Kienerk nel 1886, quando aveva diciassette anni, prestata da un collezionista privato.

 

 La collezione

Scampate al bombardamento che durante la seconda guerra mondiale rase al suolo la casa dei Kienerk di  Firenze, distruggendo dipinti ed una intera cassa di disegni e di appunti dell'artista, le opere che Vittoria ha donato alla comunità faugliese sono quelle che si trovavano nella villa di Poggio alla Farnia, al momento della morte dell'autore.

Ereditate e conservate con devozione, nel corso degli anni Vittoria Kienerk le ha prestate in occasione di importanti mostre pubbliche sempre al fine di divulgare l'arte del padre. Consapevole del valore artistico della raccolta, ha a lungo riflettuto sul futuro della collezione dopo la sua morte e volendo preservarla nella sua interezza, ha esaminato   quale fosse la sede museale più idonea per valorizzarla.


La donatrice, volendo evitare di aggiungere la sua raccolta al già abbondantissimo materiale artistico al quale è riservata la triste sorte di giacere ignorato nei magazzini dei musei delle più visitate città dell'Italia, ha puntato su una sede museale periferica che ne potesse garantire l'effettiva esposizione pubblica.