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Comune di Fauglia Portale istituzionale dell'ente

Storia

SULL'UTILITA' MORALE DELLO STUDIO DELLA STORIA | HubZine Italia

Fauglia è un antico borgo sulle colline pisane, ricco di storia e di tradizioni. Tipico paese della campagna toscana dagli intonaci screpolati delle case, agli antichi toponimi ultimi frammenti di una civiltà contadina ormai quasi del tutto scomparsa.

Periodo medievale

Fauglia sorse con la tipica conformazione degli insediamenti di crinale; il paese è posto su una collina dalle pendici scoscese, caratteristica utile ai fini difensivi, le cui abitazioni si attestarono sull’unica strada tutt’ora esistente. Dalle prime notizie storiche risalenti al medioevo, il paese risulta denominato “Faullia”; l’origine del nome potrebbe discendere da un “fitotoponimo” legato al tipo di coltivazione presente nella zona, cosa questa frequente nella toponomastica di molti borghi toscani.

All’estremità sud dell’attuale agglomerato urbano si ergeva un castello, la cui cinta muraria era circondata da un fossato; si è ipotizzato che all’interno di questo complesso vi fosse una seconda cinta di dimensioni ovviamente più ridotte, una rocca difensiva ed una torre d’avvistamento rivolta verso l’abitato.

Il castello fu distrutto dalle truppe fiorentine nel 1433; agli inizi del Seicento di quest’apparato difensivo non rimanevano che i ruderi. Il preciso posizionamento dell’area su cui sorgeva il castello ci perviene dagli estimi catastali Cinquecenteschi, dai quali si deduce che questo confinava con l’antica chiesa di San Lorenzo e con un cimitero.

Trecento

Nel 1345 sotto la guida del Signore del borgo Gabriello della Gherardesca, primogenito del conte di Montescudaio e vicario della Repubblica pisana per le colline, Fauglia si ribellò a Pisa. Riconquistata dalle truppe pisane, fu probabilmente tolta alla signoria della Gherardesca.

Il XIV° secolo è contraddistinto da un forte crollo demografico ed economico in tutti i territori del contado pisano; la peste del 1348 aggravò una situazione già abbastanza compromessa.

Lo spopolamento delle campagne e le migrazioni delle anime verso i contadi di Volterra, Lucca, Siena o Firenze comportarono l’abbandono della maggior parte dei terreni coltivati e l’impaludimento di alcune aree, dovuto alla mancata manutenzione del drenaggio superficiale.

L’impoverimento economico con la conseguente diffusione del brigantaggio e la costante presenza di guerre di conquista territoriale, portarono la popolazione rimanente ad abbandonare i centri situati in pianura poco difendibili, rifugiandosi nelle aree fortificate collinari, costituite dalle ville, dai borghi e dai “castrum”.Questo fenomeno si accentuò soprattutto nella seconda metà del XIV° secolo, quando compagini militari fiorentine assediarono i territori della Val di Tora e della val d’Era, dopo aver conquistato Volterra e San Gemignano.

Il borgo di Valtriano fu un’eccezione alla tendenza generale dello spopolamento dei centri in pianura; il Comune di Pisa, infatti, diede l’autorizzazione al Monastero di S. Paolo a Ripa d’Arno, che a quel tempo possedeva una torre e una serie di case in quel territorio, di iniziare ex-novo la costruzione di una fortificazione, a cui partecipò la popolazione di ben cinque comuni che amministrativamente appartenevano alla Capitania di Fauglia.

La popolazione, che originariamente utilizzava i “castrum” solo a scopi difensivi rifugiandosi all’interno delle aree fortificate solamente durante gli attacchi militari, ore preferisce abitarci stabilmente.

Nei documenti trecenteschi Fauglia è chiamata con l’appellativo “Castrum”.

Quattrocento

Nel 1406 Fauglia fu occupata dalle truppe fiorentine con cui fu stipulato un atto di sottomissione il 20 Ottobre 1406. Il voluto disinteresse della politica fiorentina verso i territori di conquista pisani e il conseguente impaludamento amministrativo delle comunità del tutto dipendenti dal governo centrale, comportando un ulteriore impoverimento economico del paese.

Nel 1415 Fauglia fu assoggettata alla Podesteria di Crespina.

I dati catastali del 1427 presentano il territorio come una zona periferica, spopolata e abbandonata, con una densità di popolazione inferiore a 10 ab/Kmq e con l’assenza pressoché totale di mezzadria, che invece contrassegnava il territorio fiorentino e che fu uno dei maggiori motivi di popolamento delle campagne.

Nel 1431 il borgo insorse contro il principato fiorentino, ma nel febbraio del 1433 le truppe avversarie ripresero possesso del borgo distruggendone il castello.

Nel 1491 Fauglia compare sotto la Podesteria di Lari, sotto cui rimarrà fino al 1680, quando passò sotto il Capitanato di Livorno.

Cinquecento

Alla fine del quattrocento iniziò uno scontro tra Pisa e Firenze che durò ben 15 anni, evento che coinvolse pesantemente questo territorio. Terminata la guerra nel 1509 molte bande armate continuarono a saccheggiare gli abitanti; a questo si aggiunse una grave pestilenza che procurò numerosi morti soprattutto in alcune località della Podesteria di Lari.

Ridotto il numero degli addetti al lavoro nei campi, molte zone, un tempo opera di numerosi interventi di bonifica a causa delle vicissitudini belliche, la cui influenza s’inizio a sentire sin dalla fine del trecento, diventarono paludose e la malaria prese il sopravvento, tanto da costringere gli abitanti di alcune località, specie quelle collinari, ad abbandonare le loro case ed a trasferirsi in luoghi più sicuri.

In tutto lo stato toscano, nel XVI° secolo, vi fu una forte ripresa demografica manifestata con l’ampliamento degli insediamenti esistenti e lo spostamento della popolazione nelle zone meno densamente popolate.

Dalla metà del secolo iniziò l’abbandono delle regioni più elevate e lo spopolamento delle zone costiere, per un ripopolamento di quelle pianeggianti e collinari.

Questi avvenimenti però non si manifestarono nel territorio pisano a causa della mancata bonifica dei terreni, ormai impaludati e boscati per i quali il permesso al taglio doveva essere concesso dal Gran Duca; la situazione non migliorò nonostante i numerosi bandi emanati dal governo centrale per il ripopolamento, con cui si concedevano sgravi fiscali, anche ventennali, a coloro che si trasferivano; ai forestieri venivano concesse immunità per debiti contratti precedentemente e non onorati, diritti di pascolo e legnatico alla stessa tregua dei terreni coltivabili.

Questi provvedimenti non sortirono gli effetti desiderati, cosi il 20 dicembre 1547 la Podesteria di Lari dette corso ad una campagna di estimo dei beni, affinché ciascuno “concorra e contribuisca secondo lo stato e la facoltà sua alli carichi”, fu inoltre previsto di accordare esenzioni fiscali, oltre ai forestieri anche ai residenti più bisognosi, dalle tasse sul sale, sui cavalli e sulla costruzione del castello di Firenze; la comunità di Fauglia, allora fortemente depressa, rientrò in questa serie di agevolazioni.

In questo periodo vi fu l’espansione delle piccole e medie proprietà dei cittadini fiorentini. Questi investimenti furono incrementati e sollecitati da una serie di fattori, tra cui la crescita dei prezzi agricoli negli ultimi decenni del Quattrocento, nonché dal tentativo di trarre vantaggio da una situazione in cui la pressione demografica tendeva ad accentuare la disgregazione fondiaria, con la parcellizzazione delle proprietà cresceva anche l’indebitamento dei contadini, soprattutto a causa della contraddittoria politica granducale che gravava il contadi di tributi, che dovevano coprire anche le spese per la città, esentando in larga misura i cittadini fiorentini, i quali potevano facilmente inserirsi là dove i movimenti migratori rendevano più debole e permeabile la struttura sociale.

Un processo di ricomposizione fondiaria di ragguardevoli dimensioni, nell’ambito del quale accanto al permeare della piccola proprietà terriera andarono affermandosi ampi patrimoni terrieri, ebbe il suo avvio nella seconda metà del Cinquecento e nei primi decenni del Seicento. In questo periodo andò infatti consolidandosi la tendenza del patrizio alla costituzione di patrimoni fondiari a discapito dell’antica proprietà terriera contadina, delle famiglie patrizie pisane e degli enti religiosi.

I fiorentini introdussero nelle loro proprietà il contratto mezzadrie, assente nel territorio pisano, e ristrutturarono le aziende con forme di omogeneità in tutto il territorio.

La messa a cultura di nuovi appezzamenti di terreno incolto con dissodamenti e disboscamenti, diedero la possibilità di iniziare nuove coltivazioni che, congiuntamente con la creazione di nuove unità poderali, modificarono radicalmente sia gli antichi sistemi di sfruttamento del suolo che l’organizzazione degli insediamenti rurali.

Il podere, presidiato dalla casa colonica, in cui è obbligato a vivere il mezzadro e la sua famiglia, costituirà da ora in poi l’agglomerato minimo degli insediamenti definiti ”sparsi”. L’economia caratteristica poderale è la policultura che prevede seminativi e culture arboree sia nella forma della consociazione, seminativo erborato, sia nella coltivazione delle singole prese a cultura specializzata, vigneti e uliveti, e di appezzamenti di sodi o di bosco destinati all’allevamento del bestiame,.

La casa colonica, è la casa del mezzadro e della sua famiglia, ma accoglie anche il bestiame. L’edificio è caratterizzato da uno sviluppo verticale a prevalenza unifamiliare, in poderi molto grossi vi abitavano più unità di uno stesso ceppo familiare. Tendenzialmente al piano terra vi erano le stalle e le cantine o i locali per la manifattura del vino e dell’olio, al piano primo le stanze della famiglia e i vani per lo stoccaggio dei cereali. All’esterno vi era un’aia, usata per la battitura del frumento, un pozzo, una pila per abbeverare il bestiame, un forno e poco più lontani i fienili.

La casa fattoria, è la casa del proprietario del podere, a volte costruita vicino alla villa, che serviva come centro amministrativo della fattoria.

Fra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento una elevata quota dei terreni si presentava incolta ed in pianura paludosa; qui inoltre il lavorativo è quasi interamente nudo, senza la presenza di culture arboree. Nelle zone collinari è altissima la quota di bosco, sodo e incolto.

Nei centri di Fauglia, Crespina e Tripalle, in prossimità dell’abitato, al contrario degli altri centri pisani, si addensano invece le culture arboree miste a seminativo e raramente specializzate; lo stesso avviene a Montalto ad a Volpaia. Tale assetto non è probabilmente privo di connessione con la forte presenza della proprietà comunicativa che era interamente non lavorativa.

Nel territorio collinare di Fauglia, al contrario della linea collinare tra Crespina e Cevoli, le case coloniche sono praticamente assenti, mentre una certa concentrazione si riscontra a Montalto in cui si sente la presenza della proprietà fiorentina.

Seicento

Anche se le grandi operazione di bonifica si arrestarono quasi completamente, probabilmente anche in conseguenza alla grave crisi economica che colpì l’intera Toscana, alcuni borgi, al centro di campagne molto produttive, aumentarono la loro popolazione; fra questi troviamo anche Fauglia che passò dai 172 abitanti del 1552 ai 464 del 1671.

Settecento

Durante la reggenza Lorenese venne avviato un approfondito studio sulle varie province granducali attraverso sopralluoghi e campagne di rilevamento. Dall’analisi effettuata sulle colline pisane si riscontrò che l’agricoltura allora era scarsamente produttiva.

Lo sviluppo agricolo venne assunto come mezzo privilegiato per risollevare le condizioni economiche dell’intero granducato; vennero quindi bonificate varie porzioni di terreno e dissodati i campi incolti. Uno dei mezzi usati per l’espansione dell’agricoltura fu quello di agevolare la diffusione della piccola proprietà terriera contro i latifondi.

Ottocento

Nel 1808, in piena dominazione napoleonica, venne istituito il comune di Collesalvetti che si staccò quindi dai confini comunali di Fauglia; un secolo più tardi, nel 1902, anche Crespina si costituì come comune autonomo.

Alla fine del secolo il territorio toscano si presentava densamente abitato e la popolazione della campagna risultava molto maggiore di quella della città. La mezzadria era ancora il contratto agricolo più utilizzato ma anche il più vincolante rispetto alle nuove esigenze produttive, legate all’industrializzazione agricola che si andranno manifestando a partire dalla fine del secolo e che manderanno in crisi il sistema ormai consolidato da tempo.